sabato 17 settembre 2016

UNA STORIA A COLORI & LA PASTA ALL’AMATRICIANA: LE TROVI SUL NUOVO BLOG

Lo sapevate che
PANE PER I TUOI DENTI
NON ABITA PIÙ QUI?


Sì. ho finalmente trasferito il mio blog
in una sede tutta mia:
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Il post di questa settimana:
UNA STORIA A COLORI 
e la ricetta della PASTA ALL’ AMATRICIANA.


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www.drvaleriaderossi.it ?

domenica 11 settembre 2016

lunedì 5 settembre 2016

LO SAPEVI CHE PANE PER I TUOI DENTI HA TRASLOCATO? VAI SUL NUOVO BLOG A LEGGERE LA FAVOLA DI ANNA E LA RICETTA DELLE PATATE AL FORNO




PANE PER I TUOI DENTI
NON ABITA PIÙ QUI.


Ho finalmente trasferito il mio blog
in una sede tutta mia


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OOPS!
Dimenticavo: sul nuovo blog è online la mia ricetta delle


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martedì 30 agosto 2016

LO SAPEVI CHE PANE PER I TUOI DENTI HA TRASLOCATO? VAI SUL NUOVO BLOG A VEDERE LA RICETTA DELLA CONFETTURA DI FICHI E MANDORLE!

PANE PER I TUOI DENTI
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Dimenticavo: sul nuovo blog è online la mia ricetta della CONFETTURA DI FICHI E MANDORLE.


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domenica 21 agosto 2016

PANE PER I TUOI DENTI TRASLOCA. E LA PORCHETTA ALLA ROMANA

Sorry,

PANE PER I TUOI DENTI
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Dimenticavo: sul nuovo blog sono online i miei appunti sulla
PORCHETTA ALLA ROMANA.

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sabato 13 agosto 2016

ATTENZIONE!!! PANE PER I TUOI DENTI HA TRASLOCATO!

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PANE PER I TUOI DENTI
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OOPS! Dimenticavo: sul nuovo blog è online una favola dedicata alla mia nipotina e la ricetta dei 

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lunedì 8 agosto 2016

ATTENZIONE!!! PANE PER I TUOI DENTI HA TRASLOCATO!

http://www.paneperituoidenti.it/

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PANE PER I TUOI DENTI
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OOPS! Dimenticavo: sul nuovo blog è online la ricetta della


http://paneperituoidenti.it/candele-e-la-torta-screziata-con-cacao-e-nocciole/

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sabato 30 luglio 2016

ATTENZIONE! PANE PER I TUOI DENTI HA TRASLOCATO!!!

http://paneperituoidenti.it/

Sorry,

PANE PER I TUOI DENTI

NON È PIÙ QUI

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OOPS! Dimenticavo: sul nuovo blog è online 

una nuova ricetta:

la TORTA SOFFICE CON PESCHE NOCI E AMARETTI

 

 

giovedì 7 luglio 2016

I LEGUMI DELLA SIGNORA INCORONATA. E IL MACCO DI FAVE

La signora Incoronata cuoce i legumi piano piano, e il risultato è uno spettacolo.

Io ho cucinato il mio MACCO alla siciliana nella pentola AMC, e devo dire che non era male...

Trovate tutto sul nuovo blog.

Leggete il racconto e la ricetta >

sabato 2 luglio 2016

IL GIARDINO DELLA KOLYMBETHRA. E LA MARMELLATA DI ARANCE SICILIANE

Quante meravigliose emozioni, ho provato, al Giardino della Kolymbethra!
Le condivido con voi sul mio NUOVO BLOG.

E, per ritrovare l'aroma degli agrumi maturi, ho fatto la
MARMELLATA DI ARANCE con una ricetta siciliana.

Leggete il racconto e la ricetta >

giovedì 23 giugno 2016

IL PRINCIPE CUOCO. E LA TORTA DI MELE MIGLIORE AL MONDO

Ho scritto una favola per il mio nipotino Pietro.

E ho riproposto quella che per me è la migliore al mondo: la TORTA DI MELE CON AMARETTI E CONFETTURA DI ALBICOCCHE come la faceva la nonna Carolina.

Trovate tutto sul nuovo blog.

Leggete il racconto e la ricetta>


lunedì 6 giugno 2016

giovedì 2 giugno 2016

TRASLOCHI. E LA TORTA CON L'ERBA MADRE

Ho sempre adorato i traslochi, nonostante il trambusto che creano: l'idea di ordine, pulizia e rinnovamento che essi portano con sé mi ha sempre elettrizzata ed entusiasmata.
Avrei tanto voluto farvi una sorpresa.

Ma le sorprese, è risaputo, non sono la mia specialità.

E allora ve lo dico in anteprima: PANE PER I TUOI DENTI trasloca.

Ho atteso il grande giorno per mesi e mesi: ho scelto il tema, programmato il palinsesto, discusso dell'organizzazione con i grafici.
All'ultimo momento, questi ultimi hanno rinunciato.

Ma io no, non potevo tirami indietro.
E, dato che per la delusione non riuscivo a dormire, ho deciso di sfruttare le mie agitate ore notturne per provare a creare da me il nuovo blog.

Il risultato lo vedrete lunedì prossimo, digitando www.paneperituoidenti.it.

Mi scuso anticipatamente con tutti voi: all'uscita, la futura dilettantesca versione non sarà ancora completa.
Ma ci tengo troppo a inaugurarla in quella data.

Perché il 6 giugno, il mio meraviglioso papà compirà novant'anni.
E il nuovo PANE PER I TUOI DENTI sarà il mio regalo, pieno di amore, per lui.

LA TORTA CON L'ERBA MADRE

I MIEI APPUNTI:

- Ho trovato ovunque, nel web, notizie sull' erba madre o erba amara. Di quest'erba oggi tanto di moda, però, è stato il nome scientifico - Artemisia - a colpirmi: potrebbe infatti derivare dalla dea della caccia Artemide o dalla regina di Caria famosa per aver costruito il Mausoleo di Alicarnasso, una delle sette meraviglie del mondo antico.; 
- ho usato le fruste elettriche; 
- la temperatura di cottura si riferisce al forno Gaggenau, nel quale ho cotto questa torta; 
- mi sono ispirata alla Torta allo Yogurt di Nigella Lawson (in passato ho già proposto una ricetta analoga: in questo post, vi propongo alcuni piccoli ma fondamentali aggiornamenti).

CHE COSA SERVE?

- 3 UOVA
- 180 g di YOGURT bianco intero
- 250 g di ZUCCHERO  
- 150 ml. di OLIO di RISO
- la BUCCIA grattugiata di 1/2 LIMONE 
- 125 g di FARINA 00
- 125 g di AMIDO di FRUMENTO
- SALE
- 50 g di FOGLIE di ARTEMISIA (ERBA MADRE o ERBA AMARA)
- 1 bustina di LIEVITO VANIGLIATO
- ZUCCHERO a VELO per guarnire (a piacere)


COME FACCIO?

1. PRERISCALDO il forno (ventilato) a 165°C (temperatura per forno Gaggenau).

2. MONTO A NEVE le 3 chiare d'UOVO.

3. FRULLO bene lo YOGURT con i TUORLI e lo ZUCCHERO.

4. UNISCO l'OLIO, la buccia grattugiata del LIMONE e frullo ancora.

5. SETACCIO e unisco tutti insieme in una ciotola la FARINA, l'AMIDO DI FRUMENTO, il SALE e il LIEVITO VANIGLIATO. Li aggiungo un po' alla volta, a cucchiaiate, all'impasto preparato ai punti 3 e 4. Per ultime, unisco le foglie di ARTEMISIA grossolanamente tagliuzzate.

6. AGGIUNGO infine gli ALBUMI montati a neve e MESCOLO delicatamente con una spatola in silicone, muovendola dal basso verso l'alto.

7. VERSO l'impasto in una TORTIERA del diametro di 24 cm, imburrata e infarinata, o spruzzata con spray staccante o, meglio ancora, foderata con carta forno.

8. CUOCIO per 50 minuti, o fino a quando il cake tester oppure uno stuzzicadenti, inseriti nella torta, ne usciranno puliti.

9. LASCIO RAFFREDDARE per 10 minuti il dolce sopra una griglia, lasciandolo nello stampo.

10. ROVESCIO la torta sulla griglia e la faccio raffreddare completamente, prima di servirla (sempre rovesciata) su un piatto da portata, spolverizzata con ZUCCHERO a VELO.


SODDISFAZIONE *****
PAZIENZA **

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giovedì 26 maggio 2016

LA PORCHETTA NELLA VALIGIA. E LE PATATE HASSELBACK

Altro che le petites madeleine di Proust...
Il primo assaggio mi ha proiettata indietro nel tempo: anni '60, la birreria dei miei nonni.

Sto parlando della porchetta.

Sì, di quella porchetta - che avevo ordinato a una macelleria di Palestrina - che aveva il sapore del passato.

Ma andiamo per ordine.

Sabato scorso, in giardino, abbiamo organizzato un pranzo country.
Il numero dei commensali era considerevole, e abbiamo cercato di risparmiare fatica acquistando alcuni piatti pronti.
 
Il tarlo della porchetta mi frullava in testa già da un po', da quando ho assaggiato il meraviglioso maialino allo spiedo del pranzo di Pasqua.
Ormai mi conoscete, quando mi metto in mente qualcosa, non c'è niente da fare: devo ottenerla.
Così, mi sono messa alla ricerca.
Internet mi forniva più di una possibilità, ma ho voluto seguire il consiglio di una paziente chef.
E ho telefonato a Mastro Norcino...

La porchetta - arrivata in aereo - si è rivelata un'esperienza esaltante non solo per i sensi, ma anche per lo spirito.

Fragrante, morbida, saporitissima.
Erano millenni che non ne mangiavo una così: da quando, appunto, il nonno Momi e la nonna Carolina offrivano ai loro clienti quella carne arrostita, ancora ignota dalle nostre parti.

E ritorniamo agli anni '60.

Dovete sapere che il mio papà - allora poco più che trentenne - era il medico responsabile di un ente con sede a Roma.
Per questo, nella Città Eterna, ogni tanto ci doveva andare.

Partiva con la sua valigia migliore: quella di cuoio - con le chiusure cromate e una fascia nel mezzo - dono di nozze dei colleghi.
Mi piace immaginarlo in treno - che certamente ancora non era Italo - immerso nella lettura del Corriere. Lo leggeva da cima a fondo: dall'editoriale alla pubblicità del Cynar in ultima pagina.

Il papi aveva una moglie e due bimbi piccoli da mantenere, e, durante questi viaggi di lavoro, non poteva permettersi ristoranti di lusso.
Così, spesso si accontentava di un panino comperato in salumeria o in macelleria.

Un giorno, però, in una viuzza, fu attirato da una bancarella che esponeva un intero maialino arrostito: fu il suo primo, folgorante incontro con la porchetta.

Papà è sempre stato un entusiasta come e forse più della sottoscritta.
Doveva quindi assolutamente condividere quel sapore con resto della famiglia.
A quei tempi non c'erano i cellulari, e si attaccò a un telefono pubblico, inserendovi i vecchi gettoni bruniti, che scendevano uno alla volta tintinnando.

"Pronto?" fu la mamma a rispondere.
"Ciao, Mina, ho trovato una carne buonissima!!!" questo l'esordio ex abrupto del papà.
Che continuò, senza preamboli "Devo portarla a Verona: in bottega, la venderete di sicuro!".

Fu così che i vestiti selezionati per viaggio finirono in una vecchia federa, gentilmente offerta dai proprietari della pensione in cui alloggiava, e la valigia di cuoio diventò il contenitore per il trasporto di quella porchetta intera, fasciata con tela di sacco, che il papi per primo importò a Verona.

Il giorno dopo, nella vetrina della birreria di via Quattro Spade, faceva bella mostra di sé un maialino arrostito.
Qui nessuno aveva mai visto né assaggiato nulla di simile.
Quella carne venata di grasso e di aromi fece furore.
Visto il successo, si concordarono con un macellaio di Roma periodiche spedizioni.
E, da allora, per anni, la porchetta fu per il negozio dei nonni l'attrazione del sabato...

Ecco, questo è il racconto - non so quanto romanzato - che da sempre ci viene proprinato dalla mamma.
In vita mia, l'ho sentito ripetere almeno un centinaio di volte.

Durante il pranzo country, però, ho riascoltato questa storia assaporando una porchetta che aveva lo stesso sapore di quella della mia infanzia.
E il ricordo ha assunto un significato particolare.

Nel mio cuore, è riapparsa l'immagine del mio giovane papà in viaggio: un ragazzone buongustaio e ostinato che, convinto della bontà della cosa, non ha esitato a portarsi a casa una porchetta nella valigia.


 LE PATATE HASSELBACK

I MIEI APPUNTI

- non è escluso che, in futuro, io possa azzardarmi a cucinare la porchetta in casa. Per il momento, mi astengo: trovo troppo buona e comoda quella di Mastro Norcino! Se però volete una ricetta analoga e affidabilissima, la trovate qui;
- niente da eccepire: un contorno di patate Hasselbach, con questa carne, ci sta proprio a pennello...
- da brava dentista, non ho usato aglio, ma è possibile aggiungerlo;
- le dosi sono per 4 persone;
- ho usato il forno Gaggenau;
- mi sono ispirata a Cucchiaio.it, che ringrazio.


CHE COSA SERVE?

- 8 PATATE da FORNO (quelle che si possono servire con la buccia) di media misura
- SALE
- AROMI di TOSCANA (una miscela di salvia, rosmarino, alloro, basilico, maggiorana, timo della ditta Drogheria & Alimentari; ma si possono usare anche le singole erbe tritate)
- OLIO extra vergine di oliva


COME FACCIO?

1. LAVO le PATATE, utilizzando sulla buccia uno spazzolino.

2. SCIOLGO in due-tre litri d'ACQUA una bella manciata di SALE. Vi lascio in ammollo le PATATE per 4 ore.

3. QUINDICI minuti prima di infornare, preriscaldo il FORNO a 180°C (ventilato).

4. NEL FRATTEMPO, preparo le PATATE:
-  le ASCIUGO con un canovaccio;
- inserisco a circa un cm dalla base della patata uno SPIEDINO, mantenendolo parallelo alla lunghezza della patata;
- con un coltello affilato, INCIDO le patate dall'alto verso il basso, perpendicolarmente allo spiedino, creando delle fettine dello spessore di circa 3 mm;
- appoggio le patate sulla leccarda del forno rivestita di CARTA FORNO;
- allargo delicatamente gli spazi tra le fettine, li SPENNELLO bene con l'olio di oliva;
- distribuisco negli spazi il SALE e gli AROMI di TOSCANA;
- bagno ancora con un filo di OLIO.

5. INFORNO e cuocio per 60-70 minuti.

6. SONO MIGLIORI servite immediatamente, ma, eventualmente, possono anche essere riscaldate.

SODDISFAZIONE ****
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giovedì 19 maggio 2016

UN NIPOTINO, UNA NONNA, UNA TRISNONNA. E I VORTICI SAPORITI

"C'è un Paradiso speciale per le nonne che cucinano con i nipoti".
Lo dicevi spesso, nonna Carolina.
Allora non ne comprendevo il significato.
Ora, sì.

Soprattutto oggi, dopo aver trascorso un po' di tempo - nella mia cucina - con Pietro.
Con il terrore che cadesse dallo sgabello o che si facesse male in altro modo.

Via, lontano dai pannelli di vetro.
No, non toccare la corrente.
Attenzione ai coltelli affilati...

Eppure, nonna Carolina, "cucinare" con Pietro è stata un'esperienza emozionante.

Ho atteso per almeno due anni - i due anni del mio amore - questo momento.
Non vedevo l'ora che se ne presentasse l'occasione.
E, quando sono riuscita a staccare dalle manine del mio nipotino l'iPhone con relativi cartoni di YouTube, per consegnargli una pallina della pasta - per i vortici saporiti - che stavo preparando, non mi è parso vero.

Nonna Carolina, saresti orgogliosa di vedere con quanta scioltezza Pietrino stende l'impasto.
Magari, potresti anche dargli dei suggerimenti, dato che la sottoscritta, con il matterello, fa veramente schifo.
E poi, ti inteneriresti di sicuro, guardandolo usare a due mani i coppapasta a forma di stella.

Non c'è dubbio che tu, prima di procedere con la lavorazione, lo avresti portato in bagno a lavarle, quelle manine sante.
E gli avresti fatto notare - proprio come facevi con noi - le "gocce nere" che cadevano sul lavandino.
Così, forse, la pasta sarebbe rimasta di un colore accettabile e non avrebbe assunto quell'aspetto affumicato che aveva già alla terza passata.

Saresti rimasta vicino a lui, anziché passare dall'altro capo del bancone per fotografarlo a ogni passaggio come invece ho fatto io.

Lo avresti guidato nei movimenti con quella tua severità che allora mi preoccupava, ma che oggi mi manca tanto, perché so quanta dolcezza conteneva.

Gli vorresti bene anche tu, al mio nipotino Pietro, cara nonna Carolina.
Sono sicura che, vedendolo, non riusciresti a trattenere uno dei tuoi sorrisi timidi e affettuosi.

E mi piace immaginarti con noi due, mentre, nella mia cucina, insegni al mio ometto in miniatura quelle tecniche che nonna Valeria non è mai riuscita a imparare.
  
I VORTICI SAPORITI

I MIEI APPUNTI:
- dosi per 12 vortici;
- ho usato il Bimby, ma si possono impastare anche con altri robot o a mano;
- li ho cotti nel forno Gaggenau;
- sono ottimi sia tiepidi che freddi;
- sopportano perfettamente la surgelazione;
- mi sono ispirata alla ricetta "Swirlbread" di Laurel Evans ("Insolito muffin", ed. Gribaudo);
- la prossima volta proverò a farcirli con il paté cunzato.


CHE COSA SERVE?

Per la pasta:
- 10 g di LIEVITO di BIRRA disidratato
- 150 ml di ACQUA minerale naturale
- 7 g di ZUCCHERO
- 250 g di FARINA "Pizza coi fiocchi" Spadoni
- 20 g di OLIO extra vergine di oliva
- 7 g di SALE

Per la farcitura:
- 60 g di PROSCIUTTO COTTO
- 60 g. di SCAMORZA AFFUMICATA
- 60 g di OLIVE TAGGIASCHE denocciolate
- SALE
oppure
- 60 g di FORMAGGIO CHEDDAR
- 60 g di PANCETTA AFFUMICATA
- 60 g di OLIVE TAGGIASCHE denocciolate
- SALE


COME FACCIO?

1. INSERISCO nel boccale l'ACQUA, lo ZUCCHERO, il LIEVITO, li mescolo delicatamente e li lascio attivare per circa 5 minuti.

2. AGGIUNGO la FARINA, l'OLIO e il SALE. Impasto per 5 minuti con il programma spiga.

3. LASCIO l'impasto nel boccale chiuso e faccio LIEVITARE per circa un'ora e mezza, fino al raddoppio del volume.

4. DIVIDO la pasta in 12 parti, formo dei salsicciotti lunghi circa 30 cm. STENDO i salsicciotti con un matterello, e li trasformo in strisce della lunghezza di 35 cm, alte 3,5 cm.

5. DISTRIBUISCO su ogni striscia il RIPIENO, lasciando un bordo di mezzo cm lungo uno dei lati lunghi e uno dei lati corti. Spolverizzo con un po' di SALE.

6. ARROTOLO ogni striscia su se stessa, cercando di sigillare le parti su cui non ho distribuito il ripieno.

7. METTO i VORTICI - con la parte "spiralata" verso l'alto - all'interno degli stampini da muffin precedentemente unti d'olio. Copro con PELLICOLA TRASPARENTE.

8. FACCIO LIEVITARE nel forno spento, ma con la lucetta accesa, fino al raddoppio del volume. Dopo circa 75 minuti, tolgo i VORTICI dal forno.

9. PRERISCALDO il FORNO a 200°C.

10. SPENNELLO i VORTICI con OLIO e li metto a cuocere nel forno caldo per circa 10 minuti.

SODDISFAZIONE ****
PAZIENZA ***

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giovedì 12 maggio 2016

BUON COMPLEANNO, RAF! SONO SICURA CHE I POMODORI DATTERINI CONFIT TI PIACERANNO...

Perché siamo finite in banco insieme, Raf?
Non lo so.
Forse perché dovevamo diventare amiche...

Ricordo gli anni del liceo: fianco a fianco, con Anto e Nadia a pararci le spalle.
Quanti battibecchi, quante confidenze, quante risate!
Da qualche parte, devo ancora avere i diari tappezzati dalle nostre schermaglie.
"Sono delle barche" avevi scritto a proposito delle mie scarpe.
"Ma battono bandiera panamense" fu la mia risposta.

Ricordo il tuo matrimonio.
"Dimmi solo se ti piace il mio vestito" mi avevi intimato "altrimenti stai zitta".
Eri così bella che rimasi senza parole.
E tu, disperata nel tuo abito bianco da principessa, con i capelli rossi trattenuti da fermagli di perle, hai temuto che non lo apprezzassi.

Poi sono arrivati i tuoi due figli.
Li ho amati e li amo come dei veri e propri nipoti.
Tanto che non ho indugiato un solo istante a caricarmi in macchina Seba infortunato e a portarlo al pronto soccorso, per permettere a te di rimanere con Miki, neonato.

Anche tu ci sei sempre stata, per me, Raffaella.
Dopo la mia separazione, mi hai voluta in vacanza insieme al tuo clan.
E sono state vacanze magnifiche, luminose, rilassanti.
Su e giù per le isolette greche con uno zaino davanti, uno sulle spalle, la borsa termica da una parte e Miki, a mano, dall'altra.
Oppure per i tornanti della Corsica, tu e io, con la mia vecchia Ypsilon blu e Battiato a manetta.

Dopo l'arrivo del Paffu, mi sono tranquillizzata.
Ho messo su famiglia, anzi, una famiglia allargata.
Oggi sono una banale signora di mezza età - perennemente oscillante tra l'entusiasmo e lo stress - che vive per il lavoro, il suo blog, gli affetti, i nipoti.

Tu, snella e sportivissima, fisicamente non sei cambiata dalla tua adolescenza.
Al tuo carattere brioso hai aggiunto, quella sì, un po' di ansia.
Che comunque non pregiudica la tua inesauribile simpatia.

Cara Raffaella, anche oggi, per me, sei importantissima.
Come quando, da ragazzine, ci confidavamo i primi amori.
Come quando, sposine novelle, abbiamo condiviso preparativi ed emozioni.
Come quando, adulte, abbiamo affrontato insieme i momenti più difficili.

E ora che hai raggiunto i fatidici sixty, non posso che ricambiare ciò che, in un sms di quindici parole, tu hai scritto a me proprio nel giorno del tuo compleanno...
GRAZIE DI ESSERCI!

Auguri, amica mia.
Con tutto il mio affetto.

Valeria

I POMODORI DATTERINI CONFIT


I MIEI APPUNTI:

- dosi per una placca da forno di pomodorini;
- li ho cotti nel forno Gaggenau;
- mi sono ispirata alla ricetta di Giallozafferano, che ringrazio.


CHE COSA SERVE?

- 200 g di POMODORI DATTERINI
- SALE
- 10 g di ZUCCHERO semolato
- ORIGANO
- TIMO 8 rametti
- OLIO extra vergine di oliva
- AGLIO tritato a piacere


COME FACCIO?

1. PRERISCALDO il FORNO a 130°C (ventilato).

2. DOPO aver tolto loro il picciolo, lavo, asciugo e taglio a metà per il lungo i POMODORINI. Li dispongo con la parte tagliata verso l'alto sopra una PLACCA rivestita di CARTA FORNO.

3. FRULLO insieme lo ZUCCHERO, le foglioline di TIMO, l'ORIGANO, il SALE (ed eventualmente l'AGLIO).

4. USANDO un'oliera con il beccuccio sottile, distribuisco sui pomodorini un filo d'OLIO.

5. LI SPOLVERIZZO con il MIX di SALE, ZUCCHERO e AROMI.

6. INFORNO e cuocio per circa 2 ore.

SODDISFAZIONE *****
PAZIENZA **

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giovedì 5 maggio 2016

LA MAMMA. E LE ROSE (DI MELE E AMARETTI) DEL PRIMO RICORDO

Cinquantasette anni fa.

Una giornata di sole di fine estate.
La cucina dell'appartamento di piazzetta Scala: il pavimento in graniglia impastata, gli infissi bianchi, il tavolo con il piano di marmo.
E noi due nella luce che entrava dalla finestra aperta.

Indossavi un vestito chiaro e leggero.
Il tuo giovanissimo viso era incorniciato dai capelli castani raccolti in una piccola crocchia.

Seduta nel vano della finestra, parlavi con la tua bimba di tre anni.
Parlavi con me.

"Come vorresti chiamare il tuo fratellino?" mi chiedevi.
Non ho idea di quella che fu la mia risposta.
"Ti piace Alessandro?" insistevi.
E io pensai che quello era il nome più bello al mondo.

Ecco: tutto qui.
Il flash back di qualche istante.
Breve ma nitidissimo.
Luminoso e dolcissimo.

Il primo ricordo di te.

Ti voglio bene, mamma.

LE ROSE DI MELE
E AMARETTI

I MIEI APPUNTI

- dosi per 12 rose;
- ho usato il forno Gaggenau;
- mi sono ispirata alla ricetta di Giallozafferano, che ringrazio;
- ringrazio anche il Paffu per avermi suggerito l'utilizzo degli amaretti.


CHE COSA SERVE?

- 3 MELE golden delicious
- 2 confezioni di PASTA SFOGLIA rettangolare da 230 g ciascuna
- 100 g di CONFETTURA di ALBICOCCHE
- 15 AMARETTI sbriciolati
- ZUCCHERO a VELO q.b.
- PIROTTINI di carta


COME FACCIO?

1. PRERISCALDO il FORNO  (ventilato) a 160 °C.

2. LAVO le MELE, con l'apposito attrezzo tolgo il  torsolo e, senza sbucciarle, le taglio a fettine sottili. Le immergo in acqua precedentemente messa a bollire in un pentolino. Le lascio bollire per UN MINUTO - in modo che si ammorbidiscano senza sfaldarsi - poi le raccolgo con una schiumarola e le metto delicatamente in uno scolapasta.

3. STENDO la prima SFOGLIA fino a ottenere un rettangolo di cm 36 x cm 30. Con una rotella tagliapasta, taglio parallelamente al lato più corto 6 strisce alte circa 6 cm.

4. SPENNELLO su tutta la superficie della sfoglia 50 g di CONFETTURA di ALBICOCCHE.

5. DISTRIBUISCO alcune FETTINE di MELA lungo il bordo della striscia di sfoglia, facendo debordare un po' la parte con la buccia e sovrapponendo leggermente le due estremità.

6. SPARGO sulla rimanente parte della sfoglia una piccola quantità di AMARETTI sbriciolati.

7. RIPIEGO verso l'alto il LATO INFERIORE della sfoglia, in modo da coprire la base delle fettine di mela.

8. ARROTOLO delicatamente la STRISCIA partendo da uno dei lati più corti. È importante non tenderla troppo, per permettere alla pasta sfoglia di allargarsi. Faccio aderire bene l'estremità della striscia alla sfoglia già arrotolata, in modo da evitare che la rosellina si apra.

9. INSERISCO neglia teglia per muffin i PIROTTINI di carta e, successivamente, metto le roselline nei pirottini, mantenendo il lato con le fettine di mela rivolto verso l'alto. Giallozafferano consiglia di ungere lo stampo con burro e di spolverizzarlo con zucchero di canna. In questo modo, però, le rose si "incollano" immediatamente alla teglia e, anche se si tenta di sformarle caldissime, durante la rimozione tendono a perdere la loro forma. Ho quindi deciso di soprassedere a questo passaggio.

10. SPOLVERIZZO con ZUCCHERO a VELO la superficie delle roselline.

11. RIPETO il procedimento con la SECONDA SFOGLIA.

12. INFORNO e cuocio per 45 minuti.

13. SONO OTTIME sia tiepide che fredde.

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giovedì 28 aprile 2016

PIETRO, LA NONNA IN TV, CHICHIBIO... E, TANTO PER CAMBIARE, LA MERINGATA

Sabato scorso, il TG di Telenuovo ha trasmesso nella zona di Padova e di Verona un servizio sulla mia MERINGATA.

Un sincero "grazie" a Simonetta Chesini, che con simpatia e impeccabile professionalità ha curato questo spazio.
Grazie all'operatore Luca per le belle immagini girate nella mia cucina, nelle quali mi sono riconosciuta.
Grazie infine all'emittente per la sempre squisita ospitalità.

Il video è disponibile anche su YouTube. 
Volete vederlo? Cliccate qui.

Se, di questa avventura, preferite invece il racconto che ho dedicato al mio nipotino Pietro, continuate a leggere... 


La nonna in TV.
Sì, Pietro, nipotino mio, nei giorni scorsi la nonna è proprio stata in televisione.
Un servizio di poco più di quattro minuti, gradevolissimo e accurato, trasmesso al TG e presentato da Simonetta Chesini.

Alla nonna sarebbe piaciuto assistere alla tua reazione, se lo aveste potuto vedere insieme.
Purtroppo, non è stato possibile.
Pazienza, vorrà dire che, questa bella storia, la nonna te la racconterà nel post qui sotto.


Dunque:

PAUSA PRANZO DI GIOVEDÌ 22 APRILE:
Suona il telefono (proprio il telefono con la mela morsicata su cui tu, Pietro, guardi il cartone animato de "Il cuoco pasticcione").
È Simonetta, la signora che presenta il telegiornale.
"Dimmi che hai una torta per me! Per domani!!!", intima alla tua nonna.
"Un attimo che mi organizzo", verrebbe da rispondere...
E, mentalmente, la nonna si organizza davvero.
"Un dolce velocissimo, Simo? La MERINGATA!".

VENERDÌ 23 APRILE, ORE 13:
Sul bancone della cucina, gli ingredienti sono pronti "in ordine di apparizione".
Nel freezer, il dolce da tirar fuori a fine registrazione.
Caro Pietro, questa volta - stranamente - la nonna è tranquillissima.
E lo si vede, nel servizio.
Lavora in maniera rapida e pulita: monta la panna, spezzetta le meringhe, amalgama e versa l'impasto nello stampo come non avesse mai fatto altro nella vita.
Conversa amabilmente con la signora Chesini.
Pensa, si impappina una sola volta: naturalmente, in uno dei passaggi che verranno mantenuti.
Racconta tutto quello che vorrebbe dire.

Quasi tutto, a dire il vero.
Sì, perché la nonna vorrebbe tanto che si sapesse che, per la MERINGATA, si è ispirata alla ricetta comparsa per la prima volta in un libro che si intitola "Il Chichibio ovvero poesia della cucina" di Gioacchino Scognamiglio.
E poi, vorrebbe parlare proprio di Chichibio, il cuoco innamorato protagonista della novella di uno scrittore vissuto tanto tempo fa.
Ma, purtroppo, durante la trasmissione, non c'è tempo a sufficienza.
E, allora, caro Pietro, la storia di Chichibio nonna ha deciso di raccontarla sul suo blog...

Chichibio è un cuoco veneziano.
Lavora nella cucina di Currado Gianfigliazzi, signorotto di un paesino vicino a Firenze.
Chichibio è un ragazzo sveglio e capace: oggi, probabilmente, verrebbe assoldato per condurre qualche trasmissione gastronomica.

Currado, il suo padrone, trascorre le giornate in quelle che sono le attività tipiche di un ricco possidente di quel tempo: feste, cene, ma soprattutto battute di caccia.

È durante una di queste sue battute, che Currado uccide una gru.
Chichibio ha l'incarico di cucinarla. Incarico che prende sul serio: in breve tempo, per il contado si espande un profumo delizioso.
Brunetta, la fanciulla di cui Chichibio è invaghito, attirata dall'aroma, si presenta in cucina chiedendo per sé una coscia della gru.
"Voi non l'avrì da mi, donna Brunetta, voi non l'avrì da mi", le risponde Chichibio nel suo dialetto.
Ne nasce una discussione interminabile. 
La donna minaccia di non concedere al cuoco nulla si quanto a lui piaccia (quando sarai più grande, Pietro, capirai che cosa significa) e, ovviamente, ottiene ciò che desidera: Chichibio, "per non crucciar la sua donna, spiccata l'una delle cosce alla gru", gliela offre.

Arriva l'ora di cena. Una cena di gala, con ospiti importanti.
Currado si accorge immediatamente del fatto che, alla gru, manca una coscia, e ne chiede conto a Chichibio.
Il "vinizian bugiardo" sostiene con una sfacciataggine degna di miglior causa che le gru hanno un'unica gamba.

Il suo signore è furibondo, ma, per rispetto nei confronti degli ospiti, soprassiede.
Però non dimentica lo sgarro e, la mattina dopo, conduce il cuoco sulla riva di un fiume lungo il quale, abitualmente, le gru si riuniscono.
Gli animali stanno dormendo: forse tu non lo sai ancora, caro Pietro, ma le gru dormono su una sola gamba.

"Vedete, messere, che ieri sera ho detto il vero? Anche le gru che vedete qui hanno una sola coscia e un solo piede", si difende Chichibio.
Currado, sempre più arrabbiato, si avvicina allora ai grossi uccelli, gridando forte un "Ho, ho" che li fa fuggire. Fuggire sfoggiando non una, ma due gambe...

"E, adesso, che mi dici?" urla Currado al cuoco "Quante gambe hanno le gru?".
Chichibio rimane per un attimo sconcertato.
Ma si riprende subito: "Messere, voi, a quella di ieri sera, non avete gridato - ho ho - ; se l'aveste fatto, essa avrebbe tirato fuori anche la seconda gamba, proprio come hanno fatto queste" è la sua pronta, inattesa risposta.

Con una reazione così brillante e simpatica, l'ira di Currado si trasforma in una risata travolgente.
Il cuoco, sollevato, si rappacifica con il suo signore ed evita una pesantissima punizione.


Ti è piaciuta questo post, Pietro?
Vista la tua passione per cuochi e cucine, la nonna è sicura di sì.

Chi lo sa: forse, un domani, ti ispirerai alla meringata che trovi qui sotto per crearne una variante ancora migliore.

E, magari, mentre monterai la panna e farai scoppiare le meringhe, riaffioreranno nella tua memoria il nome di Chichibio e questa splendida novella che la nonna non ha rinunciato a raccontarti.
 

LA MERINGATA 

I MIEI APPUNTI:

- dosi per 6/8 persone, comunque per uno stampo da plumcake da cm 25 x cm 10 circa; 
- ho usato la planetaria KitchenAid e l'abbattitore Fresco Irinox, ma si può fare anche con le fruste elettriche e nel freezer;
- mi sono ispirata alla ricetta di Nigella Lawson, che, a sua volta, e si era ispirata al "Chichibio ovvero poesia in cucina" di G. Scognamiglio.


CHE COSA SERVE?

- 200 g di CIOCCOLATO FONDENTE (io uso l’”Emilia” Zaini)
- 200 g di MERINGHETTE al CACAO (io uso le “Meringhe di Cremona al cacao” Gadeschi)
- 500 cc di PANNA FRESCA
- TOPPING al CIOCCOLATO q.b. (io ho usato il Top Fabbri, ma può essere fatto in casa sciogliendo lentamente 100 g di cioccolato fondente in 200 g di panna )
- LAMPONI freschi q.b. 


COME FACCIO?
(vedi anche il tutorial qui)

1. TENGO il CIOCCOLATO in frigorifero fino all’ultimo momento. Poi lo spezzetto a SCAGLIE con un coltello.

2. SBRICIOLO leggermente le MERINGHETTE, facendole scoppiare una a una tra le dita. Conviene fare questa operazione lasciandole nel loro sacchetto, e vi assicuro che è un ottimo antistress...

3. MONTO la PANNA fino a farla diventare spumosa, ma morbida.

4. AGGIUNGO alla PANNA MONTATA il CIOCCOLATO a scaglie e le MERINGHE sbriciolate.

5. MESCOLO delicatamente il tutto con una spatola di silicone.

6. RIVESTO una teglia da plumcake con PELLICOLA TRASPARENTE, stendendone due grandi pezzi nei due sensi e lasciandone debordare parecchia dai bordi.

7. VERSO l’impasto nella teglia, RICOPRO con la pellicola in eccesso, metto nell'ABBATTITORE per un paio d'ore o nel FREEZER per circa 8 ore.

8. LA SERVO decorata con TOPPING AL CIOCCOLATO e LAMPONI.

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giovedì 21 aprile 2016

IL CORAGGIO DI DIRE NO. E I CRACKER AI SEMI

Qualche giorno fa ho assistito alla rappresentazione teatrale "Il coraggio di dire no" di e con Alessandro Albertin.
Si tratta di un monologo, in cui un unico attore - Alessandro, appunto - sempre vestito di nero e su un palco vuoto, interpreta tutti i personaggi della storia.

A distanza di oltre una settimana, è ancora forte l'emozione che questo "incontro" mi ha regalato.

"Il coraggio di dire no", dedicato a Giorgio Perlasca, è uno spettacolo bello come un bel libro.
Proprio come uno splendido libro, mi resterà dentro per tutta la vita.



Un uomo in camicia nera.
Sei tu, Giorgio/Jorge Perlasca.
Giusto tra le Nazioni.
Coraggioso e nobile impostore.

Vieni da un piccolo paese veneto, per lavoro vivi a Budapest.
Non più fascista - anche se non antifascista - ti sei inimicato i seguaci di Hitler.
Ripari presso l'ambasciata spagnola, e della Spagna divieni cittadino e diplomatico.

È il 1944: in Ungheria iniziano le persecuzioni e le deportazioni nei confronti degli ebrei.
Ma tu - proprio no - non le accetti.
Contrastarle diventa la tua missione.
La tua faccia tosta e la fortuna ti assisteranno: innumerevoli sono le vite che salverai.

Oggi sei qui, Giorgio/Jorge Perlasca.
Su questo palco nudo.
E sei proprio tu, non sembri un personaggio interpretato da un attore.
Tuoi sono il battito del cuore, l'energia, la rabbia.
Tua la solidarietà per questi sconosciuti.

Sei tu a salire a due a due quei gradini, sconvolto in mezzo a decine di ebrei.
Tu leggi ai soldati nazisti i nomi delle persone da strappare alla deportazione. E a quelle liste aggiungi nuovi nomi, tanti e non presenti negli elenchi: altra gente da salvare.
Tua è la mano che porge arance a Lily, la ragazza a cui un tempo avevi dato uno schiaffo, e a quei giovani in fuga per la libertà.

Madame Tourné ti segue in questa magnifica follia. Conosce il pericolo che corre, timbrando quei lasciapassare e quei passaporti. Eppure non si tira indietro.

Angel Sanz Briz, ambasciatore spagnolo, per qualche tempo ti affianca, ma in seguito, suo malgrado, è costretto ad abbandonare il paese e l'impresa.

In tutte le azioni di Budapest, Zoltan Farkas, un avvocato che ti fa da interprete, rischia con te la vita ogni giorno. A volte cerca di frenare il tuo impeto. Raramente ci riesce.

Quante volte reagisci ai nazisti ungheresi, appartenenti alle Croci Frecciate? Quante volte essi ti puntano contro le armi? Non importa: tu non hai paura.
Non temi nemmeno Jozsef Gera, il segretario del loro partito.
Né la sua ira, che gli fa dilatare narici e vene del collo, e torcere continuamente le dita.

Il palco è vuoto, Giorgio/Jorge Perlasca.

Eppure, agli occhi dello spettatore, l'ufficio dell'ambasciata si riempie di arredi: una scrivania, scaffali colmi di fascicoli.

Lungo il Danubio, ci sono le "case protette": sono rifugi per i giudei. I quali, dalle balaustre, indirizzano a te, sottovoce, il loro "Grazie!".

Compare un treno fumoso: quanti ebrei lo affollano...
Tengono gli occhi bassi.
Forse per non vedere la morte.

Cinquemiladuecentodiciotto sono le persone che hai salvato, Giorgio/Jorge Perlasca.
Non è solo un numero: sono affetti, amicizie, vite.
E nuove generazioni che, senza di te, non sarebbero venute al mondo.

Hai agito senza secondi fini.
Senza temere per la tua vita, in un atto di eroismo più grande della tua impudenza.

Giorgio/Jorge Perlasca...
Il tuo nome non potrà mai essere dimenticato.

Spiccherà sull'albero a te dedicato nel "Giardino dei Giusti delle Nazioni".

E vivrà ancora a lungo nelle emozioni che Alessandro Albertin, vestito di nero e su un palco deserto, prova dentro di sé e trasmette agli spettatori de "Il coraggio di dire no".

I CRACKER AI SEMI

I MIEI APPUNTI:

- per la ricetta  dedicata a questo post, mi sono ispirata a un sito di cucina ebraica. Ringrazio dunque Labna per avermi rivelato un mondo che non conoscevo. Questi cracker sono stati dedicati dall'autrice al Pesach, la festa che commemora la liberazione degli ebrei dalla schiavitù egiziana. Per tutto questo periodo - che, nel 2016, va dal 22 al 30 aprile - il precetto è l'astensione da cibi lievitati e contenenti grano, in memoria della frettolosa fuga dall'Egitto;
- ho usato per la prima volta i semi di chia, pianta di origine azteca e maya; i semi di chia possiedono innumerevoli proprietà, tra cui quella di contenere sostenze antiossidanti e omega-3;
- pensavo che un cibo così "sano" non venisse apprezzato dalla mia famiglia, invece è andato a ruba;
- dosi per circa 20 cracker;
- ho usato la macchina per il pane Kenwood, ma si possono impastare anche a mano;
- li ho cotti nel forno Gaggenau.


CHE COSA SERVE?

- 100 g di SEMI di CHIA
- 100 g di SEMI di SESAMO
- 100 g di SEMI di GIRASOLE
- 100 g di SEMI di ZUCCA
- 200 g di ACQUA
- 4 g di SALE FINO
- AGLIO tritato o AROMI (a piacere; io non li ho usati)
- SALE in FIOCCHI per la superficie


COME FACCIO?

1. PRERISCALDO il FORNO a 160°C.

2. INSERISCO nella MACCHINA DEL PANE i SEMI di CHIA, di SESAMO, di GIRASOLE e di ZUCCA insieme al SALE FINO ed, eventualmente, agli AROMI. Faccio partire la macchina sul programma dough per qualche secondo, in modo da distribuire uniformemente gli ingredienti.

3. AGGIUNGO l'ACQUA, attivo nuovamente la macchina su dough per una quindicina di secondi.

4. FACCIO RIPOSARE l'impasto per un paio di minuti, fino a quando i semi di chia non avranno assorbito tutta l'acqua.

5. ACCENDO nuovamente per qualche istante la macchina sul programma dough.

6. STENDO l'impasto tra due fogli di CARTA FORNO spennellati con OLIO, fino a ottenere una sfoglia spessa circa 5 mm.

7. A DISTANZE REGOLARI, incido con una spatola l'impasto, cercando di formare dei RETTANGOLI.

8. DISTRIBUISCO sui cracker i FIOCCHI di SALE.

9. INFORNO e cuocio per circa 30 minuti.

10. AIUTANDOMI con una seconda leccarda coperta anch'essa con carta forno, ROVESCIO i cracker, li SPEZZO in corrispondenza delle incisioni e li rimetto in FORNO per altri 20-25 minuti, fino a quando i bordi non saranno dorati.

11. LI ESTRAGGO dal forno e li lascio RAFFREDDARE, prima nella teglia e, dopo qualche minuto, su una griglia.

12. LI SERVO con SENAPE RUSTICA e FORMAGGIO FRESCO.

13. UNA VOLTA RAFFREDDATI, si possono conservare in una SCATOLA di LATTA, oppure si possono SURGELARE. Qualora divenissero molli, è possibile farli tornare croccanti passandoli in forno per qualche minuto.

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giovedì 14 aprile 2016

ALESSANDRA, IL LIBRO MTCHALLENGE... E LA FOCACCIA PUGLIESE CON CONTRIBUTI LIGURI

No, non sapevo nulla.
Fino a quando, martedì scorso, mi è arrivato il suo messaggio via Facebook: "Io domani sono a Verona alla Feltrinelli a presentare il libro dell'MTChallenge... dimmi che lo sai... e che ci sei".

I miei mercoledì sono sempre giornate campali.
Il programma per quello in questione era addirittura allucinante.
Ma incontrare de visu Alessandra Van Pelt Gennaro - sì, proprio l'inventrice/curatrice dell'MTChallenge - meritava che rivoluzionassi il palinsesto.
E così, alle 17,30, sono salita su quel taxi Padova 7, arrivato in 7 minuti, che mi avrebbe portato in pieno centro.

La mia cronica mancanza di tempo mi impone sempre più spesso acquisti online, e avevo dimenticato il fascino che l'atmosfera silenziosa e gli scaffali pieni di volumi di una libreria esercitano sulla sottoscritta.
Ma questa volta c'era dell'altro: al primo piano, mi aspettava un'amica.
Anche se io non lo sapevo ancora.

Alessandra è una splendida donna, alta, raffinata, brillante.
L'ho riconosciuta subito. E la cosa - considerata la mia ormai nota prosopagnosia - non era assolutamente scontata.
Ancor meno scontato era comunque il fatto che fosse lei a riconoscermi. Invece, ha mollato tutti per abbracciarmi strettissima, tanto che ho temuto di sporcare con il mio fondotinta la sua camicia immacolata.

Alessandra è intelligente e colta: due lauree e una professione di prestigio certo non si improvvisano.
E non aggiungo altro. 

Alessandra ha lo spirito di una ragazzina: ti racconta del suo amore per l'archeologia, e le brillano gli occhi.
Così, tu te la immagini rannicchiata in mezzo alla polvere, con un pennello in una mano e un coccio nell'altra, mentre, trattenendo il respiro, cerca di ricostruire la bellezza di un vaso antico.

Alessandra è creativa: con l'MTChallenge, ha escogitato un meccanismo perfetto, una competizione che - anziché dividere i partecipanti - è in grado di creare un affiatatissimo team.

Alessandra sprizza energia da tutti i pori: settimane senza sonno e cambiamenti radicali di fuso orario non sembrano scalfire la sua grinta. Anzi, se possibile, ne accentuano il vigore.

Alessandra ha un'umanità commovente: si massacra in un tour di presentazioni per un libro i cui proventi andranno in beneficenza (chi di noi lo farebbe?).
E, quando ti parla della Piazza dei Mestieri, ci mette l'anima.  
Perché aiutare i ragazzi a trovare la propria strada è fondamentale per loro, ma anche per tutti noi.

Alessandra scrive da dio, e parla ancora meglio.
Sa tenere desta l'attenzione del pubblico spaziando con naturalezza dal serio al faceto.
Senza mai uscire dai binari dell'argomento e del buon gusto.

Grazie a lei, la presentazione del libro è volata via in un lampo.
Del resto, mica era difficile, perché il quarto volume dell'MTC è proprio bello: accattivante il formato quadrato, divertente la grafica in cui fotografia e disegno si affiancano, tante e golosissime le ricette che presto probabilmente vedrete anche qui. 
E poi, c'è quell'introduzione che sembra inserita per divertirti, e invece ti fornisce nozioni tanto importanti, che ti chiedi come hai fatto a vivere fino a oggi senza conoscerle...

Mi ha scritto una dedica sulla prima pagina, Alessandra.
L'ha fatto con una BIC tenuta con la mano sinistra, perché è mancina.
E, intanto, mi sussurrava "io non le so scrivere, le dediche".
Roba da scompisciarsi.

La mattina del giovedì, ancora non ero riuscita a smaltire l'entusiasmo per l'incontro.
Ho inviato ad Alessandra un messaggio privato, ma non mi bastava.

E allora ho pubblicato la nostra foto su Facebook, accompagnandola con un commento di cinque righe:
"La leggi, e pensi che sia una persona speciale.
Poi la incontri, e scopri che ciò che conoscevi di Alessandra Van Pelt Gennaro è solo la punta di un iceberg.
E che, sotto il pelo dell'acqua, non c'è ghiaccio... ma una immenso, preziosissimo diamante".


Forse il post più retorico della mia carriera di blogger. 
Ma anche - probabilmente - il più vero.

LA FOCACCIA PUGLIESE
CON CONTRIBUTI LIGURI

I MIEI APPUNTI

- ok, dopo questa introduzione non potevo che postare una focaccia, dato che ho conosciuto virtualmente Alessandra proprio grazie alla sua FOCACCIA GENOVESE, da me rifatta e postata nel lontano agosto 2014: glielo devo, ad Ale, soprattutto perché ho introdotto qui una procedura - la "salamoia" - che sicuramente farà inorridire i pugliesi, ma che si è rivelata fondamentale per la morbidezza finale dell'impasto;
- le dosi sono per una teglia da cm 30 x cm 40;
- mi sono ispirata alla ricetta presente sulla confezione della "Pizza coi fiocchi" Spadoni: si tratta di una farina contenente fiocchi di patate... e io che credevo che l'idea fosse mia (vedi la FOCACCIA MORBIDISSIMA CON ROSMARINO E SALE NERO);
- ho usato il Bimby / Thermomix, ma si può impastare anche con altri robot o a mano; 
- l'ho cotta nel forno Gaggenau.


CHE COSA SERVE?

- 18 POMODORINI datterini
- 70 g di OLIO extra vergine di oliva per l'impasto + un po' per ungere teglia, pomodorini e superficie
- 15 g di SALE per l'impasto + un po' per i pomodorini
- ORIGANO  
- 10 g di ZUCCHERO SEMOLATO 
- 500 g di FARINA "Pizza coi fiocchi" Spadoni
- 10 g di LIEVITO di BIRRA disidratato
- 250 g di LATTE
- 80 g di ACQUA per l'impasto + 60 g per la "salamoia" 
- SALE GROSSO per la "salamoia"


COME FACCIO?

1. RIMUOVO i gambi ai POMODORINI, li lavo, li divido a metà per il lato più lungo, li distribuisco su un piatto con la parte tagliata rivolta verso l'alto. Li cospargo con un filo d'OLIO, un pizzico di SALE, un po' di ORIGANO. Li copro con un altro piatto e li metto a riposare in frigorifero.

2. INSERISCO nel boccale la FARINA "Pizza coi fiocchi" con 15 g di SALE e lo ZUCCHERO, frullo per qualche secondo. Aggiungo il LIEVITO di BIRRA disidratato e frullo di nuovo per qualche istante (li metto in due tranche per evitare che il sale disattivi il lievito).

3. UNISCO i 250 g di LATTE, i 70 g di OLIO extra vergine di oliva, gli 80 g di ACQUA, frullo a velocità SPIGA per circa 5 minuti, o fino a quando il composto non sarà omogeneo.

4. STENDO l'impasto in un TEGLIA unta d'OLIO, spennello con olio anche la superfice dell'impasto, copro il tutto con PELLICOLA TRASPARENTE a contatto con la pasta.

5. FACCIO LIEVITARE nel forno spento - in cui lascio la lucetta accesa - fino al raddoppio del volume (ci vogliono almeno due ore).

6. TOLGO la teglia dal forno, preriscaldo il FORNO a 200°C (ventilato).

7. NEL FRATTEMPO, rimuovo la pellicola trasparente. Con la punta delle dita creo delle piccole CONCAVITÀ sulla superficie dell'impasto. Vi distribuisco 60 g di ACQUA e un po' di SALE GROSSO. Alla fine, con un'oliera dal beccuccio sottile, verso sulla focaccia un filo d'OLIO. Questa "salamoia" è una tecnica tipica della focaccia genovese, che ho imparato da Alessandra e ho esportato qui.

8. ORA DISTRIBUISCO sulla focaccia i POMODORINI precedentemente preparati, disponendoli con la parte tagliata rivolta verso il basso. Verso poi il SUGHETTO rilasciato dai pomodorini, cospargo con SALE e con un po' di ORIGANO.

9. INFORNO e cuocio per 15-17 minuti.

10. È ottima a tutte le temperature. Sopporta splendidamente la SURGELAZIONE.

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giovedì 7 aprile 2016

SI PUO' SCRIVERE UNA LETTERA A UN RACCONTO? ... E LA "QUATRE-QUART MARBRÉ" BUTTER FREE

Il mio racconto "Tre volte vent'anni" è online sul sito IO Donna.
Mi farebbe piacere che lo leggeste (lo trovate qui) e, qualora lo apprezzaste, lo premiaste cliccando sul cuore che trovate in fondo allo scritto.
Chi mi conosce, noterà che, causa problemi di spazio, la redazione lo ha decisamente "compattato".
Ma non importa: come ha detto la mia amica Angela, leggendolo, si percepisce ugualmente la mia filosofia del "punto e a capo"... 


Caro "Tre volte vent'anni",

Ti DOVEVO scrivere.
E così, mi sono alzata di notte.

In pigiama, avvolta nello scialle che di solito uso come vestaglia, mi sono seduta al bancone della cucina.
Il Mac era lì ad aspettarmi: è bastato aprirlo, digitare "IO Donna" nella barra di Google, far scorrere le slide fino a trovare l'hashtag dedicato.
E poi, tutto è sgorgato dai miei ricordi e dal mio cuore con naturalezza, riempiendo in un baleno le tue venti righe.

Per dare l'invio definitivo, ho atteso l'ok di Manu.
Ho chiesto a lei di scegliere la foto di copertina.
Ho aspettato con ansia la tua pubblicazione, convinta che non sarebbe mai avvenuta.

Invece, eccoti qui, racconto mio, tra le pagine de "Il femminile online del Corriere della Sera".

Sei la sintesi della mia vita...
Ero "vecchia" e sono diventata "giovane", ero spenta e sono piena di energia.
Un cambiamento che devo tutto al mio amore paffutello, alla mia famiglia allargata, alla mia meravigliosa professione, ai tanti amici che mi seguono e mi apprezzano.
Un cambiamento di cui, però, devo ringraziare anche me stessa.
Per aver tirato fuori l'entusiasmo che mi arde dentro.
Ma, soprattutto, perché ho smesso di avere paura.

Valeria


 LA "QUATRE-QUART MARBRÉ"
BUTTER FREE


I MIEI APPUNTI

- la "Quattro quarti" è un dolce tipico del nord della Francia: ne ho sentito parlare per la prima volta da una signora conosciuta su Facebook, la cui madre, nata in quella zona, aveva definito "simile alla quatre-quart" il mio PAN D'ARANCIA;
- nella ricetta originale, si pesano le uova e, in base al risultato, si aggiungono uguali quantità di farina, zucchero, burro;
- le dosi riportate sono per uno stampo da plumcake da cm 10 x cm 30 piuttosto alto, oppure per due stampi da cm 10 x cm 25 più bassi;
- mi sono ispirata al blog francese Odelices, che non ringrazierò mai abbastanza;
- ho usato il Bimby/Thermomix, ma può essere impastato anche con altri tipi di robot;
- l'ho cotto nel forno Gaggenau.


CHE COSA SERVE?

- 125 g di FARINA 00
- 125 g di AMIDO di FRUMENTO
- 250 g di ZUCCHERO SEMOLATO
- 200 g di OLIO di RISO
- 4 UOVA
- SALE
- 10 gocce di ESTRATTO di VANIGLIA
- circa 130 g di LATTE 
- 1 bustina di LIEVITO VANIGLIATO
- 3 cucchiai di CACAO AMARO


COME FACCIO?

1. PRERISCALDO il FORNO a 160°C (ventilato).

2. INSERISCO nel boccale: FARINA. AMIDO, ZUCCHERO, OLIO di RISO, UOVA, SALE, ESTRATTO di VANIGLIA. FRULLO a velocità 6 per una ventina di secondi.

3. AGGIUNGO 100 g di LATTE e MONTO ancora. Controllo che la consistenza sia piuttosto morbida ma non liquida. Eventualmente, ammorbidisco ancora con altro latte.

4. UNISCO il LIEVITO setacciato. FRULLO per 10 secondi a velocità 6.

5. VERSO circa metà dell'impasto sul fondo dello stampo (o degli stampi) foderato con carta forno.

6. RIMETTO il boccale sul mixer, aggiungo al composto rimanente il CACAO setacciato e tre cucchiai di LATTE, FRULLO ancora per qualche secondo in modo da ottenere un impasto di colore uniforme.

7. DISTRIBUISCO il composto SCURO sopra il composto CHIARO.

8. INFORNO e CUOCIO per circa 50 minuti.

9. LASCIO RAFFREDDARE su una griglia prima di servire.

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giovedì 31 marzo 2016

PIETRO, CANITUCCIA, IL MAIALINO. E LA CACIOTTINA FATTA IN CASA

Era una donna libera.
Aveva "i capelli ardenti e le labbra di garofano".
Maria.

Maria era la sua mamma.
Ma l'aveva abbandonata.

E Canituccia, a sette anni, faceva da servetta a Pasqualina.

Era povera, Canituccia.
"Portava una camicia di cotone bianco tutta toppe, un corpetto di teletta marrone e per gonnella un panno rosso, tenuto su alla cinta da una cordicella."

Era esile e smunta, Canituccia. Denutrita.
 "Aveva una testa piccola, con una faccia minuta e bianca... una testa troppo piccola sopra un corpo molto magro... Le gambe stecchite...  Il collo... dove i tendini parevano corde tese." 

Scalza, con i piedini ormai insensibili, Canituccia, tutti i giorni, fino a notte inoltrata, portava al pascolo Ciccotto, "un porcellino bianco-roseo, con una macchia grigia sulla schiena, grassottello e rotondetto".

Ciccotto era il suo amico più fedele.
Il suo compagno di giochi.

Gli voleva tanto bene, Canituccia.
E, quella volta che, in pieno febbraio, il maialino si era perso, la bimba era tornata indietro a cercarlo nel buio...

Aveva freddo, d'inverno, Canituccia.
Quando pioveva - e pioveva spesso - si copriva la testa con quel cencio rosso che le faceva da gonnella.
Ma, così, le gambette le rimanevano scoperte.
"Camminava nelle pozze d’acqua e fango, sferzata dalla pioggia, dicendo a Ciccotto:
«Corriamo... Corriamo perché a casa ci sta il fuoco e ci scalderemo».
Ma spesso il fuoco era spento e Canituccia andava a dormire ancora inzuppata dalla pioggia."


Aveva sempre fame, Canituccia.
Un' "insaziabile fame che le mordeva lo stomaco".
Al pascolo, nei campi, sognava il cibo a occhi aperti:
"«Mamma Pasqualina dà la minestra a Canituccia, che se la mangia tutta tutta»."
E "« il parroco e gli fa mangiare tante tante mele" (a Ciccotto), "mentre Canituccia si mangia il pane»."

Passarono i mesi.
"Ciccotto era diventato così grasso e grosso, che non si poteva più menarlo a pascolare molto lontano..." Canituccia "si sgomentava un poco a vederlo così grosso, tanto più di lei, che era sottile come un manico di scopa."

E venne il momento...
"Traballando un poco, Canituccia andò ad accovacciarsi in un angolo del cortile per vedere ammazzare Ciccotto. Vide al vagante lume che lo trascinavano in cortile, che... lo tenevano. Udì i grugniti disperati di Ciccotto che non voleva morire."

La chiamarono in cucina.
Qui, con le carni di Ciccotto, alcuni preparavano la salsiccia, altri confezionavano lardo e prosciutti, altri ancora cuocevano strutto e ciccioli.
"Pasqualina, sopra un angolo del focolare, faceva friggere del sangue nel tegame."

Rimase sulla soglia, Canituccia, senza entrare.

Qualcuno si ricordò che la bambina non mangiava da un giorno.
Le offrì del pane nero con sopra un pezzo di sangue fritto.
Il sangue di Ciccotto.

Canituccia moriva di fame. 
Eppure... "disse di no, semplicemente, col capo." 



Quando sarai grande - ma molto grande - Pietro, amore mio, ti farò leggere "Canituccia", racconto di Matilde Serao.

E ti racconterò che quella volta, al pranzo di Pasqua 2016, anche tu, davanti al piatto con la carne di quel maialino che avevi visto intero, con il musetto, le orecchie e la codina, hai detto no scuotendo piano la testa.

Ti dirò quante volte mi hai portata per mano a cercarlo, il porcellino.
E quante volte hai esclamato "Nooo, nooonna!", non trovandolo al suo posto.
Ti confesserò di averti raccontato una bugia, dicendoti che il maialino era scappato...

Quando sarai grande, Pietro amore - ma molto grande - non ricorderai più nulla di questa tua prima delusione.
Ma la tua nonna non dimenticherà mai i tuoi occhi, le tue labbra che imitavano il verso del porcellino.
E il momento in cui, come Canituccia, hai detto di no.
Semplicemente, col capo.




Pietro riesce sempre a commuovermi.
Un attimo di pausa per riprendermi...

Dopo un racconto come questo, la ricetta non poteva che esse vegetariana:

LA CACIOTTINA
FATTA IN CASA


I MIEI APPUNTI:

- ho usato il Cheese Maker Léklué e il forno a microonde Whirlpool;
- ho utilizzato latte di mucca, ma si può usare anche quello di pecora o di capra;
- il risultato è una formaggella fresca con un gusto leggero e la consistenza delle caciottine "primo sale".


CHE COSA SERVE?

- 1/2 l di LATTE FRESCO intero
- 1/2 l di LATTE FRESCO parzialmente scremato
- 30 ml di SUCCO di LIMONE filtrato
- 3 g di SALE fino


COME FACCIO?

1. VERSO tutto il LATTE nel contenitore esterno (bianco) del Cheese Maker, chiudo con il coperchio in silicone.

2. METTO il contenitore nel FORNO a MICROONDE. Faccio riscaldare alla massima potenza per 14 minuti (verso la fine, il latte tenderà un po' a fuoriuscire).

3. TOLGO il contenitore dal forno a microonde, apro il coperchio (attenzione al vapore rovente!), verso sul latte il SUCCO di LIMONE e il SALE.

4. MESCOLO la CAGLIATA che si forma con un mestolo di silicone, faccio raffreddare per 30 minuti a temperatura ambiente.

5. TRASCORSO questo primo periodo di riposo, MESCOLO ancora la CAGLIATA con un cucchiaio possibilmente non di metallo.

6: FILTRO il formaggio utilizzando il COLINO VERDE contenuto nel Cheese Maker. Lo COMPATTO bene, con un BATTICARNE rivestito con PELLICOLA TRASPARENTE, avendo cura di scolare più siero possibile.

7. FACCIO riposare in FRIGORIFERO per almeno 2 ORE.

8. ROVESCIO la CACIOTTINA su un piatto di portata (per toglierla più agevolmente dal cestello, dovrò "schiacciare" verso l'interno il formaggio fuoriuscito dalle fessurine laterali).

9. LA SERVO condita con OLIO, SALE, PEPE e contorni di VERDURA FRESCA.


SODDISFAZIONE ***
PAZIENZA**

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Gli avete dato un'occhiata?